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Come iniziare a cambiare il modo in cui ti parli

Non serve una rivoluzione. Non serve diventare all'improvviso qualcuno che si parla con dolcezza in modo naturale e costante. Non serve arrivare a non criticarsi mai più. Serve qualcosa di molto più modesto — e per questo molto più praticabile: iniziare ad accorgersi. Il primo passo non è cambiare la voce. È riconoscerla. Nominarla. Notare quando è lì, cosa sta dicendo, con che tono, in quali momenti.

 

Il momento dell'accorgersi

C'è uno spazio — piccolo, sottile, ma reale — tra il momento in cui la voce critica si attiva e il momento in cui ci crediamo ciecamente. In quel piccolo spazio c'è la possibilità di scegliere qualcosa di diverso. Non sempre. Non subito. Ma con pratica, quello spazio si allarga. Un modo per iniziare è osservare la propria voce interna con la stessa distanza con cui si guarderebbe dall'esterno. Non per negarla, non per combatterla — ma per notarla. "Eccola. Sta dicendo di nuovo che non sono abbastanza." Senza darle immediatamente ragione. Senza nemmeno doverla contraddire. Solo notare.

 

Rispondere invece di obbedire

La voce critica tende a presentarsi come la verità. Come la realtà delle cose. Come l'unica lettura possibile di quello che è successo. Una delle cose più utili che si possano fare è iniziare a risponderle — non per sconfiggerla, ma per offrirle una prospettiva diversa. Come si farebbe con un amico che sta dicendo qualcosa di eccessivamente duro su se stesso. Non: "No, non è vero, sei bravissimo." — questo suonerebbe vuoto e non verrebbe creduto. Ma qualcosa come: "Okay, hai sbagliato quella cosa. È successo. Cosa ci puoi imparare? E poi — sei davvero solo questo errore?" Questa non è positività forzata. È un tentativo di guardare la situazione con più completezza — includendo anche quello che funziona, non solo quello che manca.

 

Piccoli gesti, non grandi trasformazioni

Cambiare il modo in cui ci si parla non è un evento. È una pratica quotidiana fatta di piccoli momenti. Di un respiro fatto apposta prima di rispondere alla voce critica. Di una frase diversa scelta consciamente. Di una piccola gentilezza verso se stessi — non per meritarla, ma semplicemente perché è lì, disponibile. Non serve aspettare di sentirsi pronti. Non serve aspettare di credere davvero in quello che si sta facendo. Si può iniziare in modo quasi sperimentale: "Proviamo. Vediamo cosa succede." Spesso quello che succede, anche solo dopo un po', è che qualcosa cambia. Non tutto. Non in modo definitivo. Ma abbastanza da voler continuare.

 

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